| Un Natale al Goddard Riverside, New York |
| Scritto da Chiara Morucci | |||||
| giovedì 31 gennaio 2008 | |||||
Camminiamo nel freddo tagliente della 88esima strada, percorrendo l’asfalto ghiacciato sotto la sottile neve newyorkese che incredibilmente riesce a soffiarti sempre in faccia, qualunque sia la tua direzione.Camminiamo per raggiungere finalmente una sensazione di calore, fisico e confortevole: entriamo nel Goddard Riverside Community Center, durante il pranzo di Natale.
La fila per sedersi ai tavoli è lunga, la superiamo solo perché non
dobbiamo mangiare, facendo scorrere veloci gli occhi su quella
variegata umanità; su guanti strappati, cappelli di lana, giacche fuori
misura. Volti bruciati, come dal vento, dalla vita sulla strada.Man
mano che percorriamo il corridoio aumenta il volume del vociare, delle
stoviglie e delle musiche di natale: ci sediamo accanto al pianoforte e
continuiamo ad osservare.
Non si tratta solo di homeless o poveri: questo è lo stupore. Decine di coppie di anziani signori siedono insieme ai senzatetto, decine di persone visibilmente benestanti discutono con il vicino del freddo che fa, i bambini fanno capolino da dietro le sedie, mentre i tantissimi ragazzi volontari prendono le ordinazioni, servono da mangiare. Il menù farebbe discutere qualunque italiano ma non è colpa del Centro: “pollo bollito e marmellata di mirtilli”, piatto irrinunciabile per il pranzo di Natale. L’organizzazione è impeccabile, attenta e veloce. Appena qualcuno si alza, il custode del tavolo brandisce una paletta con scritto il numero di posti disponibili, la fila scorre e chi va a casa porta con sé quello che preferisce.
La musica dal vivo e la festosa partecipazione dei commensali nel
cantare ricordandosi i versi a vicenda rende il tutto più surreale.
L’atmosfera è calda e accogliente tra vassoi che ruotano sopra le teste
e ragazzi che versano da bere. Si mangia, canta e ride come se fosse il
più bel Natale della loro vita.
Mi chiedono se voglio mangiare, declino timidamente l’invito e mi
avvicino ad Ernest Greiznan, volontario. Ha 80 anni e ancora si dedica
anima e corpo al Centro. Gli domando se ha voglia di raccontarci
qualcosa sulla Comunità, i suoi principali obiettivi e delle persone
che ci lavorano. Sembra felice di poterne parlare e il suo sorriso si
allarga parola dopo parola...
“Il Goddard Riverside center è stato pioniere nei programmi di sviluppo
per aiutare le persone senza casa in un percorso verso la stabilità, la
ricerca dell'abitazione definitiva. Ci concentriamo sugli adulti con
malattie mentali e provvediamo ai bisogni primari, alle cure mediche,
psichiatriche, alimentari. Operiamo nell’Upper West Side (zona a nord ovest dell’isola di Manhattan) e in tutto il quartiere di
Harlem. Ci occupiamo di persone di tutte le età e provenienze,
bambini, famiglie, anziani; provvediamo anche all’assistenza legale,
se necessario.
Organizziamo eventi o momenti di incontro, festeggiamenti come questo e tantissimo altro.
Ogni anno centinaia di newyorkesi supportano il nostro lavoro, fanno
donazioni e si propongono come volontari. Dal 1959 non ci siamo più
fermati: se inizi questo lavoro poi non puoi più farne a meno”.
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