| Boris: la fuoriserie italiana |
| Scritto da Barbara Bechelloni | |||
| venerdì 30 maggio 2008 | |||
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Abbiamo chiesto all’ideatore della serie, Luca Manzi, giovane autore e sceneggiatore di Don Matteo, di raccontarci com’è nata l’idea. “Da un mio forte conflitto interno tra il voler fare televisione, pensare che la si può fare e che questa può essere il veicolo migliore possibile per una cultura popolare di altissima qualità, come prova la cultura televisiva seriale inglese, americana, francese o tedesca e la constatazione che la televisione in Italia è quello che è”. Un secondo stimolo è stato il rapporto con suo fratello. Il più giovane. “Un giorno mio fratello mi chiede se lo facevo lavorare sul set come stagista. Aveva 21, 22 anni. Un’età difficile oggi, in cui sembra non interessargli niente e nessuno”.
Continua: “Ero contento di vedere che si stava interessando a qualcosa che, per di più, lo avvicinava a me. Allora gli chiesi perché, e lui mi rispose che aveva bisogno di crediti per un esame. Non gliene fregava niente! Questo però mi affascinava molto”. Pensare che per la generazione di Luca questo mondo fosse magico e riuscire ad entrarci fosse un sogno, mentre per suo fratello non significava niente, lo aveva incuriosito. Ci ha raccontato ancora che nell’idea originale lo stagista non aveva lo sguardo appassionato di chi sogna di fare il registra e di entrare in questo mondo, idea avuta dai tre sceneggiatori Torre, Ciarrapico e Vendruscolo. Aveva uno sguardo distaccato, non gli importava di essere lì e pensava che quelle persone fossero “bestie rare”. Boris, anche se ironico e sarcastico, “è in realtà una rappresentazione molto verosimile di questo mondo”. Infatti, in tanti anni di gavetta, dice Luca, “mi è successo di vedere, ascoltare e sentire delle cose che se le racconti esce fuori Boris”. E, come dice uno dei creatori della serie inglese The Office, Steve Merchant, la regola fondamentale dello sceneggiatore è Write about what you know, scrivi di quello che conosci. “Quando vidi The Office mi commossi profondamente, e mi chiesi come era possibile fare una cosa bellissima in televisione con due lire. Sapevo che la Fox non aveva tanti soldi e quindi mi sono chiesto: What do I know? È così che ho pensato che questo era un mondo divertente e assurdo che mi piaceva raccontare”. |
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