Midori: gay in Brasile
Scritto da Barbara Bechelloni   
venerdì 03 aprile 2009
Dal viado Midori al quartiere dove le coppie gay vivono e convivono mostrando natualmente la loro natura, senza che questo provochi reazioni particolari.
Midori e il suo tubino nero
La prima volta in Brasile ospite in un appartamento, immenso per le nostre  abitudini, sulla prestigiosa Avenida Paulista, abitato da un italiano, una francese e Midori. La sua stanza era la più piccola della casa stracolma di cd, trucchi e preservativi che non si faceva mai mancare. Una brasiliana di origini giapponese, una viado, un travestito.

Di giorno in casa a stirare, far da mangiare, ascoltare musica e poi parrucchiere e shopping, entro i limiti delle sue possibilità. Abbiamo chiacchierato come si fa tra donne, mi raccontava il suo Brasile, soprattutto quello notturno, quello che non vedevo, né conoscevo. La sera si trasformava.

La prima volta che l’ho vista pronta per andare a “lavoro” mi lasciò senza fiato. Un abito nero a tubino che le fasciava le forme forti ma sensuali, truccata e perfettamente abbinata, unghie lunghe e laccate di un rosso brillante. Usciva con il sorriso stampato sul viso nell’eroico tentativo di divertirsi anche lei. Ritornava di mattina se la serata era andata bene, altrimenti prima. A volte ci raccontava dei suoi incontri, a volte del pericolo di essere malmenata.

Una convivenza frustrata
Sbarcata a São Paulo, questa volta per un periodo più lungo e indefinito, sono stata ospitata da una giovane donna quarantenne che viveva con una sua amica. Una situazione come tante ai miei occhi impegnati a scoprire questo nuovo mondo ancora nel suo insieme. Solo molto tempo dopo ho capito il vero senso di quella convivenza problematica, era un rapporto di “coppia” frustrato, nascosto e in crisi.

Una strada particolare: Rua Frei Caneca
L’appartamento era al primo piano, con un terrazzino da cui osservare il mondo in movimento. Un palazzetto di soli cinque piani che quasi scompariva accanto al grattacelo che ne aveva venti e lo affiancava. Sono rimasta ospite nell’appartamento e nel quartiere sei mesi, molto più del previsto, prima di trasferirmi non lontano. Rua Frei Caneca è il lungo corridoio che unisce, l’Avenida Paulista, il centro economico-finanziario del Brasile e dell’America Latina, a quella parte del centro storico più degradata, che da almeno una ventina d’anni, è centro d’ogni tipo di prostituzione. Solo poco più avanti, nel cuore più antico si conservano alcuni palazzi d’epoca coloniale che, un po’ come a Buenos Aires, ricordano le grandi capitali europee. I paulistani, gli abitanti di São Paulo, borghesi, per eccesso o per difetto, preferiscono non vivere in questa zona di frontiera in cui si concentra un mondo a volte pericoloso, sicuramente diverso. Un’atmosfera un po’ boheme.

Shopping Frei (gay) Caneca
Nel 2001, a solo un paio di palazzi di distanza dall’appartamento che mi ospitava, è stato costruito un grande Shopping diventato importante attrazione e punto d’incontro. Shopping Frei Caneca, detto anche “Gay” Caneca. Tra supermercato, negozi, ristoranti, cinema – tra le migliori sale della città – massaggi shiatsu nei corridoi, mostre fotografiche, scuola di teatro e altre attività come il mercatino dell’antiquariato della domenica mattina, coppie gay di tutte le età, si vedono, si ritrovano, fanno la spesa. Si tengono per mano, si baciano, dimostrano pubblicamente, in un continuo outing, la loro diversità che in quel contesto acquista uno status di normalità. Nel centro commerciale e nel quartiere con lo sguardo non si può non percepire questo mondo sentendosi diversi e non perché stranieri. Ma non serve molto tempo e tutto questo diventa familiare.
fine prima puntata....
(«New Politics», Anno 2 nº 9, Gennaio 2006) 

 
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