| La variabile nascosta della produzione |
| Scritto da Piero Trupia | |
| martedì 24 aprile 2007 | |
|
Nel numero in distribuzione da marzo 2007 di «FOR» rivista dell’AIF
(Associazione Italiana Formatori) è contenuto un focus sull’educazione
alla politica. Un’introduzione di Piero Trupia (l’Antigrazioso) e otto
interviste a politici e politologi di primo piano.
Nell’introduzione si analizza il rapporto tra economia produttiva e decisione politica. È questa la variabile sfuggente delle scienze organizzative e gestionali. Parliamo dell’Italia naturalmente. Altrove o c’è un’organica alleanza tra politica e affari oppure il mondo degli affari regola i suoi rapporti con quello della politica mediante un’azione sistematica, generale e mirata di lobby. In Italia si trascura la lobby, la si considera immorale e in quanto tale la si pratica clandestinamente e individualmente. Non è pertanto risolutiva, primo perché sforando nella corruzione paga tangenti per quello cui si ha diritto, secondo, perché non cambia il contesto generale del mondo degli affari che rimane sfavorevole all’attività produttiva. Un disfavore del tutto funzionale a quella concussione ambientale – parola di Saverio Borrelli – che è il terreno di cultura della tangente. Educazione alla politica è anzitutto educazione ai diritti. Non necessario aggiungere ai doveri, in quanto diritti equamente distribuiti generano doveri nel loro incontro e nella negoziazione dei reciproci spazi di azione.
L’operatore economico può intercettare il consenso agli attori politici semplicemente evidenziando, attraverso la comunicazione, i rapporti tra la sua attività e il benessere pubblico. Pubblico non in generale ma nell’intorno operativo dell’operatore, quello sul quale egli può influire in quanto creatore di ricchezza e di occupazione. È questa l’educazione alla politica per la politica di cui gli operatori economici hanno bisogno. |

